Alla Depenalizazione sotto il Regime di destra ?20/04/202620 / 04 / 2026 | Robert
Troppi Giornalisti per Diffamazione in Carcere – Governo Meloni promette ma poi si rimangia la parola.Alla depenalizzazione come reato penale,sotto il regime di destra uno scontro tra Governo e Giornalisti.
I Tribunali internazionali per i diritti umani, le agenzie delle Nazioni Unite e le organizzazioni della società civile hanno chiesto di depenalizzare la diffamazione a causa del suo effetto negativo sulla libertà di espressione e della scarsa proporzionalità rispetto alla protezione della reputazione delle persone.
La campagna per depenalizzare la diffamazione e altri reati legati all’uso delle parole è stata avviata a livello internazionale, regionale e nazionale, portando all’abolizione delle sanzioni penali in diversi Paesi. In questi Stati, è emerso il principio che “il diritto penale dovrebbe riguardare solo i casi gravi di diffamazione e che la reclusione non è mai una sanzione adeguata”. Recentemente, con le Risoluzioni 39/6 (2018) e 45/18 (2020), il Consiglio per i Diritti Umani ha manifestato preoccupazione per l’uso improprio delle leggi sulla diffamazione per limitare la libertà di espressione e ha chiesto agli Stati di rivedere e abrogare tali leggi per allinearsi agli standard internazionali.
Il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulla Libertà di Opinione e di Espressione, il Relatore Speciale dell’OAS per la Libertà di Espressione, il Relatore Speciale sulla Libertà di Espressione e l’Accesso alle Informazioni in Africa e il Rappresentante dell’OSCE per la Libertà dei Media hanno ripetutamente chiesto che le norme penali sulla diffamazione siano abolite e che quelle civili invece vengano favorite.
Il Rapporto Globale dell’UNESCO sull’Orientamento del Mondo relativamente alla Libertà di Espressione e Sviluppo dei Media (2021-2022) ha indicato che, nel 2021, almeno 160 Stati membri dell’UNESCO avevano ancora leggi penali sulla diffamazione: “In alcuni Paesi, tra cui l’Italia, le leggi penali sulla diffamazione continuano ad essere in vigore ma generalmente non vengono utilizzate. Non vengono abolite per inerzia o per l’impressione che non sia necessario, visto che sono cadute in disuso. Tuttavia, il fatto che continuino a esistere può scoraggiare il lavoro dei media e servire da alibi ad altri Paesi per continuare ad abusarne e resistere alla loro abrogazione”.
COSA ACCADE IN ITALIA – Ebbene, in Italia già da qualche anno i tempi sono maturi affinché sia abrogato l’art. 595 del codice penale. Non solo per le continue sollecitazioni provenienti dalla CEDU, ma anche per il progressivo mutamento della sede in cui i contendenti preferiscono scontrarsi quando devono tutelare la propria reputazione asseritamente lesa da un articolo di giornale o da qualsiasi altro mezzo di diffusione.
In materia di diffamazione, si ha la sensazione, al momento non confortata da dati ufficiali, che nei fatti la sede penale stia andando progressivamente svuotandosi per lasciare spazio alla sede civile, vuoi per sfiducia del querelante nel pubblico ministero e nel giudice penale, vuoi perché con l’avvento del processo civile telematico il rito civile è divenuto nel frattempo più rapido e più efficace del processo penale. Pertanto, scegliere di depenalizzare il reato di diffamazione in Italia significherebbe semplicemente prendere atto di quello che già accade nei tribunali.
A ciò si aggiunga che il processo civile per diffamazione tende a spaventare il giornalista più del processo penale. La stessa testata giornalistica coinvolta ai sensi dell’art. 11 L. 47/1948 teme maggiormente la sede civile per i costi elevati delle spese legali e per la notoria severità dei risarcimenti del danno normalmente riconosciuti al diffamato in sede civile, anche in ragione del fatto che non sempre, anzi quasi mai, il risarcimento del danno risulta proporzionato alle reali capacità economiche del giornalista soccombente.
Su questo punto, è importante sottolineare che, insieme alla depenalizzazione del reato di diffamazione, andrebbe introdotto un tetto risarcitorio in sede civile per combattere le liti temerarie milionarie e un obbligo di cauzione a carico dell’attore in misura percentuale predeterminata da versare al giornalista in caso di sconfitta.
Al processo penale, avviato mediante querela, sembra che ormai siano in pochi a ricorrere. I pubblici ministeri che ricevono le querele sempre più spesso chiedono al GIP l’archiviazione che normalmente poi arriva puntuale, pregiudicando non poco la successiva azione in sede civile. Meglio quindi, per chi accusa, andare direttamente dal giudice civile.
I VANTAGGI DELLA DEPENALIZZAZIONE – L’aspetto più importante della depenalizzazione della diffamazione non sarebbe solamente quello di rimuovere la norma incriminatrice e i suoi effetti dissuasivi, giacché in sede penale i giornalisti quasi mai vengono condannati al carcere, quanto piuttosto la possibilità per il giornalista di stipulare una assicurazione per tutelarsi dagli effetti finanziari dei procedimenti per diffamazione dovuti a errori. Infatti, la depenalizzazione consentirebbe di risolvere in via di urgenza il non più rinviabile problema del chilling effect determinato dalle liti temerarie contro i giornalisti, in attesa, si intende, che il Parlamento faccia il suo dovere. Venendo meno la previsione penale, il giornalista potrebbe stipulare una vera e propria assicurazione professionale in grado di fornirgli quella manleva che gli editori offrono sempre più raramente ai giornalisti loro dipendenti o collaboratori. Il paradosso vuole che oggigiorno la diffamazione non sia assicurabile perché è un reato punito a titolo di dolo generico. Oggi con l’attuale configurazione della diffamazione a mezzo stampa, considerata sempre dolosa, è impossibile. Sarebbe come consentire a un rapinatore di assicurarsi per coprire i costi legali dei suoi processi per il reato di rapina. Ovviamente non può farlo come non può farlo oggi il giornalista, che possiamo paragonare a un automobilista che, costretto a guidare la sua auto senza copertura assicurativa, non può avere garanzie per sé stesso, né per i terzi eventualmente danneggiati.
La depenalizzazione, in definitiva, potrebbe determinare, si spera, anche il ridestarsi di un giornalismo migliore, favorendo un impulso più coraggioso verso le inchieste scomode. Un giornalismo indipendente dal potere politico ed economico, più consapevole della sua centralità in un sistema autenticamente democratico, non più annichilito dal terrore di incappare in vicende giudiziarie lunghe e costose a causa di un articolo di giornale il più delle volte mal pagato, quando viene pagato.
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