Governo Meloni spreca 700 mila euro per malgestione istituzionale in mancanza della Amnistia.
12/09/2026
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Governo Meloni spreca 700 mila euro per malgestione istituzionale in mancanza della Amnistia.
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Governo Meloni spreca 700 mila euro per malgestione istituzionale in mancanza della Amnistia.<div style="font-size: 13px; color: #ffffff; font-weight: bold; margin-top: 8px; background: rgba(0,0,0,0.5); display: inline-block; padding: 3px 8px; border-radius: 4px; line-height: 1;">12/09/2026</div><span class="hitradio-master-datum">12 / 09 / 2026  |  HITRADIO SÜDTIROL Torggler Sigi</span>

Il governo Meloni,per la loro politica narcista o quell che é ,non voleva fare una amnistia.che sarebba la maniera piú semplice,per ripristinare il sistema Giudiziario e preferiva risarcire i detenuti morti nelle celle italiane,che da decenni sappiamo,che sono infrastrutture da rasare a terra.

Questa volta ca .700mila euro alla famiglia di un detenuto morto in cella,ha dovuto pagare il governo italiano dalla tasche italiane,per risarcire un detenuto morto in galera italiana.L’amministrazione penitenziaria di Rebibbia non vigilò sulla corretta assunzione di farmaci da parte di un detenuto tossicodipendente: Ministero condannato.

Quasi 700mila euro, per la precisione 687.265: è questa l’enorme cifra che il Ministero della Giustizia dovrà pagare come risarcimento ai familiari di un detenuto morto nel carcere romano di Rebibbia nella notte tra il 5 e 6 maggio 2020. Lo ha stabilito la seconda sezione del Tribunale civile di Roma.

Un detenuto veniva ristretto presso la Casa Circondariale il 19 febbraio 2020 in sede di visita medica quale nuovo giunto, gli veniva riscontrata e documentata una condizione di dipendenza da stupefacenti. Il 2 maggio subiva una aggressione fisica dal compagno di cella; trasferito in altra cella, fu soggetto allo stesso trattamento violento nel pomeriggio del 5 maggio 2020. Accusando dolori addominali, gli fu consegnata una bustina del farmaco Buscopan dal personale infermieristico che lo lasciava libero di assumerlo autonomamente,il detenuto all’interno del bagno sciolse il granulato contenuto nella bustina di Buscopan e lo inalò per ricavarne effetti psicotropi.

La sera stessa, dopo cena, si preparava una sigaretta con miscela di tabacco e polvere ottenuta dal frazionamento di una pasticca di Seroquel, psicofarmaco in uso e nella disponibilità del compagno di cella. Durante la notte si sentì male e solo la mattina, dopo la richiesta di soccorsi attivata dai compagni di cella, giunse il personale sanitario che procedette a rianimazione cardiopolmonare per 40 minuti, senza ripresa dell’attività cardiorespiratoria. Carlo morì. Secondo la perizia medico legale della Procura la causa del decesso è da rintracciare in una «intossicazione acuta da sostanze xenobiotiche (nella specie: scopolamina)» (derivante dalla sintetizzazione del Buscopan) e di altre sostanze psicotrope (tra cui la quietiapina, principio attivo del farmaco Seroquel).

La famiglia di Carlo ha citato in giudizio il Ministero della Giustizia per negligenza nella somministrazione del Buscopan e per la presenza di altri detenuti in trattamento con Seroquel, creando rischi per la salute. Il Ministero ha sostenuto che la responsabilità ricade sulla ASL competente, ma i giudici hanno affermato che la negligenza riguarda la vigilanza del personale penitenziario sulla sicurezza del detenuto durante l’assunzione del farmaco. Infine, hanno chiarito che, sebbene l’Amministrazione penitenziaria utilizzi competenze della ASL, resta legalmente responsabile delle prestazioni fornite.

Il Tribunale ha richiamato un ordine di servizio che impone al personale penitentiario di vigilare sulla somministrazione delle terapie farmacologiche ai detenuti, in particolare per evitare abusi, come nel caso delle benzodiazepine. Di conseguenza, il Ministero dovrà risarcire i familiari di Carlo, riducendo però l’importo a causa del suo uso improprio dei farmaci.

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